La pandemia del 2020 ha mostrato le carenze dell’ordinamento sanitario che non ha saputo reagire tempestivamente alle situazioni imprevedibili che sono scaturite da quel grave fenomeno; né l’accaduto può essere giustificato, comparando le nostre vicende interne con quelle degli altri Paesi europei.
Così la rete sanitaria ha mostrato tutte le carenze scaturite da un sistema nel quale sono riservate in via esclusiva alla rete pubblica attività di diagnosi e cura che - per scelte di carattere solamente politico - non vengono condivise con la rete privata, che peraltro coadiuva la prima attraverso il sistema dei c.d. “accreditamenti” presso la regione di appartenenza delle singole case di cura private.
Più volte lo Studio Tedeschini ha attivato ricorsi nei confronti delle amministrazioni regionali che hanno rifiutato di autorizzare le strutture sanitarie private all’esercizio di determinate attività, come la somministrazione di tamponi o di vaccini.
Sul punto si è anche registrata una disparità di orientamenti fra diversi Tribunali Amministrativi Regionali, nonché fra questi ultimi e il Consiglio di Stato.
Per risolvere questi problemi, alcuni avvocati dello Studio stanno collaborando alla stesura di una proposta di legge quadro in materia sanitaria che trasformi l’attuale dualismo delle prestazioni offerte cittadini in un modello di collaborazione integrata fra operatori pubblici e imprenditori privati onde garantire l’effettivo raggiungimento dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) in tutte le regioni, evitando il ripetersi di episodi come quelli che hanno più volte opposto le valutazioni dei giudici penali a quelle dei giudici contabili a proposito della regolarità di pagamento delle prestazioni offerte ai pazienti, oppure del superamento dei budget annualmente stabiliti con decreti dei Presidenti delle giunte o dei commissari governativi insediati per ottenere il rientro del debito sanitario regionale.